Il Grammelot: un Linguaggio di Espressione Libera

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Abbiamo sempre detto che il linguaggio è uno strumento potente, che può talvolta avere il difetto di diventare un ostacolo alla comunicazione autentica.
Pensate ad esempio a persone che parlano due lingue diverse e che ne utilizzano una terza per comunicare: per quanto possano conoscere bene il vocabolario della lingua “ponte” scelta, vi sono emozioni che diventano difficili da esprimere e condividere.
In questo contesto, emerge una forma espressiva affascinante: il Grammelot.
Questo linguaggio non convenzionale, fatto di suoni e vocalizzazioni, permette di superare le limitazioni delle parole tradizionali, liberando l’espressività e la creatività.
Proprio per questo viene utilizzato nel teatro e nella musica: senza il peso del linguaggio verbale tradizionale, questo modo innovativo di comunicare emozioni e stati d’animo ha la capacità di creare un legame immediato con il pubblico.

Pensiamo al teatro dell’improvvisazione, dove spontaneità ed espressività sono essenziali, più delle parole. Quando un attore si approccia a una scena, le parole possono diventare un ostacolo, poiché richiedono un processo intellettuale che rallenta le reazioni corporee e vocali. Qui, l’uso di suoni privi di significato consente al corpo di muoversi liberamente e alla voce di esprimersi senza filtri, entrando subito in sintonia con il pubblico auditore.
Un po’ come nelle grandi opere teatrali, la maggior parte delle quali sono cantate in lingua italiana in tutto il mondo.
Non sono le parole (seppur meravigliose) a creare la scena, il pathos e il legame tra gli attori cantanti e il pubblico, ma è l’eleganza dei movimenti, la drammaticità dei loro volti e la musica a dare il senso della storia, anche a coloro che dell’opera in scena non conoscono che la trama essenziale.
Ecco, questo è il vero senso del Grammelot: esprimere emozioni con parole non parole.
Ovviamente, nel caso delle opere teatrali le parole cantate in italiano hanno un senso, un bellissimo senso, ma per gli stranieri sono solo suoni che arrivano dritti al cuore.

Questa tecnica non è solo teatrale, ma ha trovato applicazione anche nella musica. Un esempio emblematico è Prisencolinensinainciusol di Adriano Celentano, che gioca con suoni privi di significato ma ricchi di ritmo e melodia, trasmettendo emozioni e coinvolgendo l’ascoltatore.
A vedere questo video sembra facile: cosa c’è di meglio dal cantare parole senza senso a ritmo di musica?
In realtà la maggior parte delle persone sottovaluta il grande coraggio che ci vuole a portare avanti un testo simile, soprattutto se si pensa al fatto che il brano è stato pubblicato nel 1972. Il testo, infatti, si regge soltanto sulla convinzione che l’autore, Adriano Celentano, mostra nella performance.
Il Grammelot, in effetti, funziona solo e soltanto se il pubblico, ben conscio del fatto che si tratti di un linguaggio fittizio, si affida all’artista e si lascia trasportare dalla sua energia.

 Questa tecnica affonda le sue radici nel 1600, quando l’attore italiano Zan Ganassa si esibì a Siviglia con una compagnia di attori italiani. Intorno al 1610, Ganassa, noto per il suo umorismo, utilizzò uno stile di recitazione improvvisato che, sebbene non fosse sempre completamente compreso, riuscì a divertire il pubblico.
La sua performance, che oltre a divertire il popolo era fonte di grandi guadagni, ispirò gli spagnoli a creare commedie in modo nuovo, abbandonando le forme precedenti più ingessate e ormai scontate.

Il termine Grammelot venne poi ripreso nel XX secolo da Jacques Copeau, ma fu l’italiano Dario Fo a renderlo famoso.
Anche Dario Fo, noto drammaturgo e premio Nobel, ha infatti utilizzato questa forma di linguaggio nelle sue opere, mescolando lingue (reali e inventate) e suoni per creare personaggi vividi e situazioni comiche, rendendo il suo lavoro accessibile a un pubblico vasto. La sua abilità dimostra che il linguaggio può essere un gioco, un modo per esplorare la comunicazione umana nelle sue sfaccettature.

Una delle caratteristiche più affascinanti di questa forma espressiva è la sua capacità di trascendere le barriere linguistiche; poiché non si basa su un vocabolario specifico, può essere compresa da persone di diverse culture e lingue, rendendola uno strumento potente per l’interazione e la connessione umana.

Inoltre, proprio per la sua capacità di rendere libero il linguaggio, è stata utilizzata anche in contesti di terapia e benessere, dove tecniche di improvvisazione vocale aiutano a esprimere emozioni represse e a migliorare la capacità comunicativa. Attraverso il gioco e l’improvvisazione, offre un modo per esplorare la creatività e liberarsi da ansie e inibizioni.

Questa forma d’arte celebra la libertà di espressione e, in un mondo dove le parole spesso possono limitare o confondere, offre una via alternativa, permettendo a corpo e voce di comunicare in modo autentico e immediato. La sua applicazione nel teatro e nella musica, come dimostrato da artisti come Celentano e Fo, evidenzia la potenza di questo linguaggio non verbale.

Non si tratta solo di un esercizio di stile, ma di una vera forma di comunicazione che invita a esplorare la meraviglia del suono e dell’espressione umana, unendo le persone attraverso la spontaneità e l’improvvisazione.


Ig – @fairness_mag

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