Il 17 febbraio inizierà il nuovo Capodanno cinese, la festa più importante del calendario lunare: un momento di riunione familiare, auguri di prosperità e grandi banchetti. In Italia, quando alziamo i calici, diciamo spontaneamente cin cin, spesso scritto anche cing cing.
Molti pensano che sia un’onomatopea, il semplice suono dei bicchieri che si toccano. In realtà, secondo il Vocabolario Treccani, l’espressione deriva dalla formula cinese “qǐng qǐng” (请请), che significava prego, prego, un invito cortese rivolto all’ospite.

Tutto iniziò nel XIX secolo, quando i commerci tra Europa e Asia diffusero l’espressione nei porti, dove entrò nel pidgin English come chin chin. Da lì passò all’italiano, diventando un’esclamazione tipica del brindisi. Un perfetto esempio di migrazione linguistica.
Nella Cina contemporanea, durante il Capodanno – che quest’anno inizierà il 17 febbraio e terminerà il 3 marzo – non si utilizza la formula qǐng qǐng per brindare, bensì “gānbēi” (乾杯), che significa bicchiere asciutto, come a esortare i commensali a bere tutto il contenuto del bicchiere. La stessa struttura semantica compare in Giappone, dove si dice kanpai.

Un mondo di brindisi
Il brindisi è universale ma le parole che accompagnano il tintinnio dei bicchieri cambiano. In inglese si dice cheers, dal verbo to cheer, “rallegrarsi”. In Germania prost, dal latino prosit, “che ti giovi”. In Svezia, invece, si brinda con skål, parola che originariamente indicava la coppa o la scodella da cui si beveva.
Curiosamente, il fattore che accomuna tutte queste espressioni è che ognuna di loro racchiude un frammento di storia: cortesia, salute, condivisione, abbondanza. Il caso di cin cin è particolarmente emblematico perché mostra come le parole, anche le più banali, non siano mai statiche ma cambiano suono, funzione, significato. Esse hanno la straordinaria capacità di adattarsi ai contesti culturali che le accolgono.
Così, mentre il 17 febbraio si aprirà il nuovo anno lunare tra lanterne rosse e tavole imbandite, il nostro “cin cin” continuerà a risuonare nelle case italiane. Non è solo un brindisi: è la traccia di un incontro linguistico tra mondi lontani, trasformato dal tempo in un gesto quotidiano di festa.

