La rigenerazione urbana e l’adaptive reuse stanno assumendo un ruolo sempre più rilevante nell’architettura contemporanea, un orientamento che SASI Studio applica nei propri progetti. L’adaptive reuse consiste nel ripensare la funzione originaria di una struttura, conservando tracce della sua identità e adattandola a nuovi usi. In questo modo è possibile preservarne il valore culturale e, allo stesso tempo, darle nuova vita. Si tratta di un approccio che riflette una trasformazione più ampia del settore verso soluzioni sostenibili, orientate alla rigenerazione dell’esistente piuttosto che alla completa ricostruzione.

Questo approccio emerge nel progetto Re-Gen Gorizia “Linfa Urbana”, a Sant’Anna. Attraverso una strategia di rigenerazione guidata dal paesaggio, il progetto ricompone un sito urbano precedentemente frammentato, preservandone l’identità e trasformandolo in una rete di spazi accessibili e incentrati sulle persone. La sostenibilità è parte integrante dell’intervento: la gestione dell’acqua segue i principi della sponge city, mentre una rete continua di percorsi pedonali e ciclabili contribuisce a ridurre la dipendenza dai veicoli. La posizione di Gorizia come punto di connessione tra le comunità italiana e slovena viene inoltre valorizzata attraverso nuove piazze dedicate alla mobilità lenta, alla ricreazione e alla sosta, creando occasioni di incontro e relazione. La rigenerazione urbana diventa così non solo uno strumento per preservare gli spazi esistenti, ma anche un’opportunità per migliorarne le prestazioni ambientali e adattarli alle nuove esigenze sociali.

La rigenerazione urbana è strettamente legata anche all’adaptive reuse, o riuso adattivo, che consente di trasformare strutture esistenti per rispondere a esigenze contemporanee mantenendo riconoscibili gli elementi della loro identità storica e culturale. SASI Studio ha applicato questo principio a Ca’ Rossa, un complesso rurale storico reinterpretato come wine boutique contemporanea per il progetto “Lison Winery”. In relazione con il paesaggio circostante, la facciata conserva le tracce dell’architettura preesistente: l’intonaco segnato dal tempo e la muratura a vista mantengono vivo il legame con la storia del sito. All’interno dell’involucro conservato, un volume in Corten introduce invece un linguaggio contemporaneo, rendendo chiara la distinzione tra materia storica e nuovo intervento. La rovina non è quindi letta come un limite, ma come una struttura della memoria da riattivare, capace di mantenere centrale il carattere dell’edificio e di creare un dialogo tra passato e presente. Il progetto mostra così il potenziale dell’adaptive reuse nel reinterpretare l’identità locale attraverso nuove funzioni, riducendo la necessità di ricorrere a una completa ricostruzione.