Donne che odiano le donne e il bullismo femminile sui social

L’era social del bullismo non si placa.

Commenti sull’aspetto fisico, sull’abbigliamento, persino su quello che mangia. Un corpo troppo magro, troppo formoso, troppo scoperto, troppo coperto. Un vestito volgare, un altro antiquato. Sembra che ogni dettaglio possa diventare un pretesto.

L’era social del bullismo non ha nessuna intenzione di scemare. Anzi, se possibile, diventa sempre più irruenta, cattiva, affamata di rivalsa.

Ma quando a farlo sono le donne contro altre donne, la questione diventa ancora più inquietante.

Forse vedere una donna realizzarsi mette in discussione qualcosa.

Ancor più se quella donna non ha avuto bisogno di appoggiarsi a nessuno: famiglia, conoscenze, affari loschi, un uomo. Siamo nel 2026 eppure è ancora viva, nelle menti più limitate, l’idea che una donna, da sola, non possa farcela. Che dietro un successo debba necessariamente esserci qualcuno: un cognome importante, una relazione conveniente, una porta aperta dall’uomo giusto. E se quel qualcuno non c’è, allora bisogna trovare una spiegazione. O, peggio ancora, un difetto.

Così il successo diventa presunzione, la sicurezza diventa arroganza, la bellezza diventa superficialità e l’ambizione viene scambiata per fame di potere. Una donna che si mostra diventa “esibizionista”; una che non si mostra abbastanza diventa “insicura”. Se dimagrisce, sicuramente non mangia. Se ingrassa, “si è lasciata andare”. Se si veste bene, vuole attirare l’attenzione. Se sceglie un look semplice, “non sa valorizzarsi”.

 

È un gioco perverso nel quale qualunque scelta sembra avere un prezzo.

Eppure la storia è pregna di esempi di donne che hanno costruito il proprio spazio senza chiedere il permesso a nessuno. Dalla moda all’arte, da Coco Chanel a Frida Kahlo, fino a icone contemporanee come Naomi Campbell, Adriana Lima e Gisele Bündchen. Donne che hanno trasformato talento e determinazione in una professione, in un’identità, in un percorso.

Non significa che debbano essere intoccabili. Criticare è legittimo. Ma c’è una differenza enorme tra un’opinione e l’umiliazione. Tra una critica e il piacere di ferire.

Forse il vero problema è che abbiamo imparato a confondere la libertà di parola con il diritto di essere crudeli.

E allora viene da chiedersi: perché una donna dovrebbe sentire il bisogno di demolire un’altra donna per sentirsi migliore?

Forse la risposta sta nell’insicurezza, nella frustrazione, o in quella vecchia educazione secondo cui le donne devono contendersi attenzione, bellezza, successo e approvazione, invece di riconoscersi valore.

Ma una donna non diventa più bella perché un’altra viene definita brutta. Non diventa più intelligente perché un’altra viene umiliata. Non diventa più forte perché riesce a mettere in ginocchio qualcuno.

Il successo di un’altra donna non è una minaccia; è la prova che una strada può essere percorsa.

E forse, nel 2026, sarebbe arrivato il momento di smettere di essere le prime nemiche di noi stesse.

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