Dalla ricerca artistica nel cuore del Molise alla scena internazionale di Venezia, Serena Di Serio racconta attraverso la fotografia il rapporto tra essere umano, animali e ambiente. Un linguaggio visivo in cui arte, filosofia e sensibilità si incontrano, trasformando le immagini in strumenti di riflessione.
Ci sono immagini che catturano un istante e altre che ci costringono a guardare più a lungo, fino a mettere in discussione ciò che crediamo di conoscere. La fotografia di Serena Di Serio appartiene a questa seconda dimensione, dove l’estetica diventa un mezzo per interrogare la realtà e restituire visibilità a ciò che troppo spesso rimane ai margini della nostra attenzione.
Originaria di Isernia, la fotografa italiana ha sviluppato una ricerca artistica che attraversa linguaggi differenti, dalla pittura al cinema, fino alla danza. Al centro del suo lavoro emerge una riflessione sul rapporto tra l’essere umano e il mondo naturale, raccontato attraverso composizioni evocative, contrasti decisi e una particolare sensibilità verso il mondo animale.

La fotografia come esperienza di consapevolezza
Il bianco e nero rappresenta uno degli elementi distintivi della ricerca di Serena Di Serio. Una scelta espressiva che sottrae le immagini alla rappresentazione immediata della realtà, lasciando emergere forme, materie e suggestioni.
Montagne, acqua, foglie e presenze animali diventano protagonisti di una narrazione visiva nella quale la natura non è più uno scenario, ma una presenza autonoma, capace di raccontare la propria esistenza.
La forza delle sue fotografie risiede proprio in questa inversione di prospettiva: non è più l’uomo a occupare necessariamente il centro dell’immagine, ma il mondo che lo circonda.
Una riflessione che trova espressione in EMPATHY, progetto fotografico presentato nel novembre 2025 al Gruppo Avanguardie Artistiche di Cassino, con la curatela di Donato Giannini e Luigi D’Agostino.

EMPATHY: quando l’arte diventa relazione
EMPATHY rappresenta uno dei momenti più significativi del percorso artistico della fotografa.
Il progetto esplora il rapporto tra umanità, natura e animalità, invitando lo spettatore a riconoscere una connessione profonda tra le diverse forme di vita.
In alcune immagini, il contrasto tra bianco e nero viene interrotto dalla presenza del rosso, elemento che introduce una tensione visiva e simbolica. Un segno che richiama l’intervento dello sguardo umano e la sua capacità di modificare il significato di ciò che osserva.
La ricerca di Di Serio si muove così tra presenza e assenza, materia e memoria, bellezza e responsabilità.
Non si tratta semplicemente di fotografare la natura, ma di costruire un dialogo con essa, riconoscendole una dignità che supera la sua funzione estetica.

Dall’Italia alla scena artistica internazionale
Il percorso espositivo di Serena Di Serio si è sviluppato attraverso diverse esperienze, tra cui la collettiva Trame Animali al Museo Civico di Fornelli e la personale EMPATHY a Cassino.
Nel settembre 2026 arriva una nuova tappa con la partecipazione a Static Cinema, collettiva internazionale organizzata da ART-ICON presso il Centro Culturale San Pietro – Cantieri del Contemporaneo di Venezia.
La mostra, curata da Danila Tkachenko e Slavica Veselinović, ha esplorato il rapporto tra fotografia e linguaggio cinematografico, riunendo artisti e autori provenienti da differenti esperienze creative.
Per Di Serio, la partecipazione ha rappresentato un’opportunità di confronto internazionale, inserendo la sua ricerca in un contesto nel quale l’immagine fotografica dialoga con la narrazione, il tempo e la memoria.
Un percorso che nell’ottobre 2026 l’ha riportata nella sua città natale, con una nuova presentazione di EMPATHY allo Spazio Arte Petrecca di Isernia, a cura di Carmen D’Antonino e con la direzione artistica di Gennaro Petrecca.

Tra pittura, cinema e ricerca contemporanea
Nelle opere di Serena Di Serio si riconosce una sensibilità che supera i confini della fotografia tradizionale.
La formazione artistica e l’interesse per linguaggi differenti contribuiscono alla costruzione di immagini nelle quali composizione, luce e materia assumono un ruolo narrativo.
I testi critici dedicati al suo lavoro individuano riferimenti alla pittura italiana del Novecento, da Mario Schifano a Lucio Fontana, e richiami alla fotografia di autori come Robert Mapplethorpe e Franco Fontana.
Un dialogo tra discipline che permette alla fotografa di interpretare il paesaggio e il mondo animale non soltanto come soggetti da rappresentare, ma come presenze capaci di evocare emozioni e interrogativi.

Ciò che scegliamo di non vedere
La dimensione più interessante della fotografia di Serena Di Serio risiede forse nella sua capacità di trasformare l’osservazione in una domanda.
In una società dominata dalla velocità delle immagini, il suo lavoro invita a recuperare il tempo necessario per guardare davvero.
La natura, spesso relegata a semplice cornice dell’esperienza umana, torna a occupare il centro della scena. Gli animali non sono elementi decorativi, ma presenze con le quali confrontarsi. Il paesaggio non è soltanto bellezza, ma memoria, equilibrio e fragilità.
È una ricerca che attribuisce alla fotografia una responsabilità culturale: rendere visibili relazioni che l’abitudine tende a nascondere.

Dal Molise a Venezia, Serena Di Serio costruisce così un percorso nel quale l’arte diventa uno strumento di ascolto, capace di restituire centralità al mondo naturale e di interrogare il nostro modo di abitarlo.
Perché il valore di una fotografia non risiede soltanto in ciò che riesce a mostrare, ma anche nella consapevolezza che può lasciare a chi la osserva.