Dal 2025 l’emigrazione italiana sarà oggetto di studio in tutte le scuole del Paese. Il Ministero dell’Istruzione e del Merito promuove un’iniziativa congiunta con la Farnesina per valorizzare una parte essenziale della memoria nazionale. Con l’anno scolastico 2025/2026, la storia dell’emigrazione italiana entra ufficialmente nei programmi delle scuole di ogni ordine e grado. La decisione, formalizzata dal Ministero dell’Istruzione e del Merito con la Nota n. 70898 del 4 novembre 2025, rappresenta un passo importante nel riconoscimento di un fenomeno che ha profondamente segnato la società, la cultura e l’economia del Paese.
L’iniziativa è frutto della collaborazione tra la Direzione Generale per gli ordinamenti scolastici e la Direzione Generale per gli Italiani all’Estero e le Politiche Migratorie del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. La circolare invita le scuole a “favorire lo studio di momenti storici, tematiche economiche e sociali, eventi politici, aspetti culturali e antropologici legati all’emigrazione italiana”, con un approccio interdisciplinare e aperto alla valorizzazione del territorio e delle comunità locali.
Un riconoscimento atteso da anni
Il provvedimento arriva anche grazie al contributo dell’Associazione di Volontariato Mondoitaliano, che nell’agosto 2024 aveva lanciato un sondaggio rivolto ai connazionali all’estero sull’opportunità di introdurre la materia nei programmi scolastici. I risultati della consultazione, depositati presso il Ministero dell’Istruzione (Protocollo n. 134387 del 10 luglio 2025), hanno contribuito a rafforzare la proposta. Come sottolinea il presidente Alessandro Gaglione, “si tratta di un atto dovuto verso chi ha lasciato l’Italia, spesso in condizioni difficili, e ha contribuito con il proprio lavoro e la propria cultura alla crescita del Paese.”

Un tema per educare alla memoria e all’identità
Il Ministero evidenzia che la storia dell’emigrazione italiana, estesa su più di un secolo e cinque continenti, permette di sviluppare negli studenti una consapevolezza storica e civile più profonda.
Nella scuola primaria, le migrazioni potranno essere affrontate come parte della storia economica e sociale del Paese; nelle scuole secondarie, l’argomento verrà integrato nello studio dei principali processi di trasformazione dal XIX al XXI secolo: dall’industrializzazione alla globalizzazione, dalle crisi economiche alla ricostruzione del dopoguerra.
La circolare suggerisce anche di adottare metodologie innovative, come la public history, la storia orale, i laboratori d’archivio e i progetti in collaborazione con musei, biblioteche e istituti di ricerca. A supporto delle scuole, il Ministero metterà a disposizione un elenco dei Musei dell’Emigrazione presenti sul territorio nazionale, per favorire la creazione di percorsi didattici esperienziali e interdisciplinari.
Valorizzare il passato per leggere il presente
L’inserimento della storia dell’emigrazione italiana nei programmi scolastici rappresenta non solo un gesto simbolico, ma una politica culturale e formativa. Raccontare le partenze, le difficoltà, i successi e l’integrazione delle comunità italiane nel mondo significa dare voce a una parte fondamentale dell’identità nazionale e trasmettere ai più giovani i valori di sacrificio, solidarietà e apertura che hanno caratterizzato generazioni di emigranti.
Come ricorda la stessa Associazione di Volontariato Mondoitaliano, “mantenere viva la memoria dell’emigrazione significa ricordare chi siamo stati per comprendere chi vogliamo essere”.
Con questa iniziativa, la scuola italiana non solo arricchisce i suoi programmi, ma restituisce dignità a una storia collettiva che appartiene a milioni di famiglie e continua a parlare, oggi più che mai, di identità, radici e futuro.

