In Perù si parla anche italiano?

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Quando si pensa al Perù, l’immaginario collettivo corre subito verso le Ande, le civiltà antiche e le grandi rotte coloniali. Più raramente si riflette sul suo panorama linguistico, modellato da secoli di contatti tra popoli, lingue e culture. Accanto allo spagnolo, oggi predominante, continuano a essere parlate lingue storiche come Quechua  (esatto, proprio come il famoso marchio!) e Aymara, riconosciute ufficialmente e ancora centrali per l’identità di molte comunità.

In questo quadro già abbastanza complesso si inserisce anche una presenza meno evidente, ma documentata: quella dell’italiano.
Sì, perché tra la fine del XIX secolo e i primi decenni del Novecento, alcuni gruppi di emigranti provenienti dal Belpaese raggiunsero il Perù stabilendosi soprattutto in città come Lima, Arequipa e Trujillo. Qui si integrarono nel contesto locale, abbandonando progressivamente l’uso quotidiano della lingua d’origine, ma senza cancellarne del tutto le tracce.

Lima, Perù.

E’ proprio per questo che, dal punto di vista linguistico, non si può parlare di un vero dialetto italiano autonomo. Infatti, l’eredità lasciata dall’emigrazione di questi piccoli gruppi emerge piuttosto attraverso prestiti lessicali entrati nell’uso comune, in particolare nei settori della gastronomia (pizza, pasta, lasagna, cappuccino) e della musica (es. opera e tenore), e attraverso la trasmissione familiare di elementi linguistici e culturali.

Accanto a questi elementi pubblici, esiste poi una dimensione più privata della trasmissione linguistica: in molte famiglie di origine italiana sopravvivono espressioni, nomi di piatti, formule affettive o modi di dire che non costituiscono un dialetto autonomo, ma rappresentano una memoria linguistica domestica, tramandata di generazione in generazione.

 

Le istituzioni mantengono vivo il legame con l’Italia.

Un ruolo decisivo nella conservazione dell’italiano è stato svolto dalle istituzioni educative e culturali.
A Lima, infatti, opera dal 1930 il Colegio Italiano Antonio Raimondi, che continua a promuovere l’insegnamento della lingua e della cultura italiana, grazie anche a una fitta rete di associazioni e iniziative che mantiene vivo il legame con l’Italia, pur all’interno di un contesto prevalentemente ispanofono.

Si può quindi dire che, in Perù, l’italiano, è più una  lingua di memoria e di appartenenza che un linguaggio di comunicazione, ma  resta comunque una testimonianza linguistica di migrazioni, adattamenti e incontri culturali che continuano a lasciare segni nel tempo. Anche a Machu Picchu.

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