Sanremo 2026 ha chiuso i battenti: un vincitore c’è (Sal Da Vinci), le classifiche pure, e qualche ritornello ci seguirà anche mentre facciamo la spesa. Ma il souvenir più resistente non è musicale: è linguistico. Perché, come ogni anno, il Festival si porta via le note e ci lascia addosso le reaction.
Ormai Sanremo non è più soltanto un evento televisivo ma, anzi, una diretta nazionale del linguaggio digitale. Non si aspetta il giorno dopo per commentare: si commenta mentre succede, in tempo reale. Tra X, Instagram, vocali WhatsApp e meme sfornati a velocità industriale, lo spettatore non guarda e basta. Reagisce, rilancia, riscrive.
E nel linguaggio dei social la regola è semplice: non serve spiegare, basta “sparare” l’emozione. Ecco perché impazziscono gli intensificatori: parole elastiche che non descrivono, ma pompano.

Iconico viene tirato fuori per un outfit, per una nota tenuta tre secondi in più, per un silenzio teatrale, per uno sguardo in camera. Devastante non abbatte niente: al massimo fa partire un vocale di trenta secondi. Letteralmente continua a fare il free rider della grammatica: non chiarisce, accelera. La lingua, insomma, si mette il glitter e corre verso l’Ariston.
A quel punto le reaction social diventano una specie di punteggiatura emotiva collettiva. Tre puntini (“…”) valgono un editoriale. Vabbè chiude una discussione meglio di un giudice. Piango è approvazione totale. E Sanremo amplifica tutto perché fa incontrare il palco e l’oralità digitale: mentre qualcuno canta, milioni di persone “parlano scrivendo” e costruiscono un secondo Festival, parallelo, fatto di commenti, risate e microfrasi.
Poi arriva la parte migliore: il momento in cui nasce il tormentone che non sapevamo di aspettare. Quest’anno il Festival ci ha regalato un piccolo capolavoro involontario grazie a Elettra Lamborghini, che ha lanciato festini bilaterali e anche gara bilaterale, trasformando un inciampo lessicale in carburante per la viralità.
Perché la rete non premia la correttezza: premia la ripetibilità. E festini bilaterali è perfetta: suona assurda al punto giusto, fa ridere, si incolla alla memoria e rimbalza da una chat all’altra come una pallina impazzita. Una hit linguistica, più che un semplice modo di dire.
Alla fine, forse il vero trofeo di Sanremo 2026 non è solo la canzone vincitrice, ma l’espressione che sopravvive alla settimana sanremese e si infiltra nella vita quotidiana. La musica cambia, le reaction restano. Almeno fino alla prossima edizione.


