Scoperto a Roma un manoscritto del IX secolo

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Ci sono scoperte che arrivano in silenzio, ma che riescono comunque a cambiare il modo in cui guardiamo una lingua. È quello che è successo alla Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, dove è stato trovato un manoscritto del IX secolo contenente il Cædmon’s Hymn, considerato il più antico poema in inglese arrivato fino a noi.

Il testo nasce nel VII secolo e viene, appunto, attribuito a Cædmon, un uomo di origini semplici che, secondo la tradizione, iniziò a comporre versi quasi per caso. Nei secoli il poema è sopravvissuto grazie a copie e trascrizioni, ma la versione scoperta a Roma ha qualcosa di speciale: non è soltanto antica, ma è anche la prova di un momento importante nella storia della lingua inglese.

Molti manoscritti rimangono nascosti negli archivi impolverati per anni

Inoltre, a rendere interessante il manoscritto non è solo la sua età. In molte copie medievali testi come questo venivano aggiunti ai margini, quasi come note secondarie. Qui invece il poema è inserito direttamente nel testo principale. Un dettaglio piccolo, ma significativo, perché mostra come l’inglese stesse iniziando a conquistare spazio accanto al latino, che all’epoca era la lingua ufficiale della cultura e del sapere.

Anche la scrittura racconta molto. Le parole non sono separate come oggi, ma divise da piccoli punti. È una grafia ancora incerta, quasi in costruzione, che ci fa capire quanto le lingue cambino nel tempo e quanto anche il modo di scriverle sia frutto di un’evoluzione continua.

Grazie alla digitalizzazione molti scritti antichi sono ancora accessibili

Poi, c’è un aspetto ancora più curioso: questa scoperta non è avvenuta durante uno scavo archeologico o in una stanza segreta piena di polvere. Il manoscritto è stato riconosciuto grazie alla digitalizzazione degli archivi. Documenti antichi messi online hanno permesso agli studiosi di individuare un testo che per anni era rimasto quasi inosservato, pur essendo sotto gli occhi di tutti.

Ed è forse proprio questo il punto più affascinante della storia. Un poema nato più di mille anni fa riesce ancora oggi a parlarci, non solo delle origini dell’inglese, ma anche del valore della memoria e della ricerca. Perché a volte il passato non è così lontano: aspetta solo qualcuno disposto a guardarlo con attenzione.

Proprio come questo piccolo poema, sopravvissuto ai secoli, che ha finalmente trovato il suo posto negli archivi di una Roma sempre pronta ad accogliere le nuove vecchie meraviglie del tempo.

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