La Body Positivity è Libertà o Prigione?

Per anni hanno tentato di imporci l’idea di come dovrebbe essere il corpo di una donna: magro, tonico, giovane, possibilmente senza cellulite e con quel misterioso metabolismo che sembra appartenere solo alle altre.

Poi è arrivata la body positivity: finalmente, abbiamo pensato.
Basta giudizi, basta corpi da correggere, basta sentirsi sbagliate, basta diete low carb e high stress.

Sì, ma attenzione: siamo sicure di non aver semplicemente cambiato le regole del gioco?

Perché anche la body positivity, quando diventa un obbligo, rischia di trasformarsi in una nuova divisa, solo più scollata…
Devi amare il tuo corpo.
Devi mostrarti senza filtri.
Devi accettare ogni curva.
Devi sentirti bellissima così come sei.

E se oggi, semplicemente, non ci andasse?

Anche perché, diciamoci la verità, sulla carta è tutto bello. Poi arriva la realtà, quella che non legge i manifesti motivazionali e ci riporta con i piedi per terra. E per molte donne questa realtà ha anche una dimensione professionale: se rappresenti l’azienda che hai costruito con tanta fatica o porti avanti un’attività di famiglia, sai bene che il modo in cui scegli di presentarti comunica qualcosa di te. Ma curare la propria immagine non significa accettare che esista un unico modello di corpo a cui conformarsi.

Non dobbiamo quindi passare dalla dittatura del “devi dimagrire” a quella del “devi amarti”. Perché anche l’autostima, quando diventa una performance, può stancare.

Il punto non è amare ogni centimetro del proprio corpo ogni mattina davanti allo specchio. Sarebbe già un risultato straordinario riuscire a tollerarlo nei giorni in cui abbiamo dormito quattro ore, ci siamo svegliati con le valigie sotto agli occhi, i capelli degni di The Lion King e con la camicia che puntualmente decide di non collaborare, come in ogni giorno “no”.

La vera libertà potrebbe essere molto meno spettacolare: smettere di pensare che il nostro corpo debba giustificare la nostra presenza nel mondo.

Un corpo non è un curriculum. Non dovrebbe dimostrare disciplina, successo, giovinezza o felicità.
Possiamo prendercene cura senza odiarlo. Possiamo voler cambiare qualcosa senza vergognarcene. Possiamo allenarci senza trasformare ogni allenamento in una dichiarazione d’amore per noi stesse.

La body positivity ha avuto il merito di aprire una porta. Ma forse la libertà vera è uscire da quell’uscio e smettere di chiedere al corpo il permesso di vivere.

Perché il nostro valore, per fortuna, non sta nella taglia. E nemmeno nell’hashtag.

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